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I sogni delle donne nel Mondo

Eccovi alcune riflessioni fatte dalle donne che partecipano al corso di italiano presso il Gruppo di Brescia Ovest 2 località Pendolina, discutendo di sogni.

Nomi e paese d’origine delle donne che hanno parlato dei loro “sogni”:

Rabiea           Pakistan
Aziza             Tunisia
Sobia             Pakistan
Mandeep       India
Shakeela        Pakistan
Iqra                Pakistan
Malia             Pakistan
Fatima           Algeria
Jaswinde        India
Samia             Algeria
Karima           Marocco
Olfa                Tunisia
Geeta              India
Farah              Pakistan
Liudmila         Ucraina
Olga                Ucraina
Guddi             India
Palvinder        India
Baljeet            India
Olesea             Romania
Adelajda         Albania
Nessa             Bangladesh
Ayomi            Sri Lanka
Awa                Senegal
Kulwinder       India
Parminder       India
Sukhwinder 1972    India
Sukhwinder 1978    India
Balwinder                India
Rupinder                  India-Punjab
Samiha                     Marocco
Maryam                   Pakistan
Rokhaya                   Senegal
Namneet                   India
Fatmira                     Albania
Fatime                       Albania
Sose                           Albania
Hemat                       Egitto
Najat                         Marocco
Juliet                          Nigeria

Marisa, Carolina, Tina M., Laura, Anna, Concetta, Ester, Simona,  Ilaria, Martina, Cosetta, Tina C. Italia

 

Ecco le loro riflessioni:

i-sogni-delle-donne

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Dal Pakistan all’Italia: casa è dove sono io (?)

Assalam-o-Aleikum! Anche se ufficialmente sono conosciuta come Irum Baig, così come “brum-brum”, “muri”, “irma”, “i-gin”, “aiwwruuumbeigseses”, tra i vari appellativi che mi sono stati dati, quello che mi piace di più è sicuramente “Paradiso”, che poi è il significato del mio nome, di origine persiana.

Nonostante il mio nome indirizzi verso un particolare stato,le mie origine sono invece rappresentate da un paese che è famoso per il cricket, per la bomba atomica e per il K2. Nata in Pakistan divenni straniera all’età di 9 anni quando il mio aereo atterrò sull’aeroporto di Genova in un giorno di pioggia mentre mia madre pregava, con il suo tasbih a voce bassa, per la vita dei suoi figli.

Durante i primi anni della mia vita in Italia ero un bambina che andava alle elementari dove l’unica differenza che mi separava dal resto della mia classe era costituita dal colore della mia pelle, ma si abituarono presto a questa mia caratteristica.

Col passare degli anni, però, capii che c’era molto di più che mi separava e queste diversità si accentuarono sempre di più.

Passai l’adolescenza in un costante conflitto tra due realtà rappresentate dalla scuola e dalla casa, dall’occidente e dall’oriente, dall’innovazione e dalla tradizione. Mentre a scuola cercavo di aggrapparmi alle mie radici e valorizzavo la mia cultura, a casa ero una ribelle, perché volevo essere libera e non riuscivo ad accettare il ruolo che alla donna era stato imposto dalla mia famiglia.

Quando finii il terzo anno del liceo scientifico, i miei genitori decisero di ritornare in Pakistan per lavoro e, in quel momento, anche se tra forti dispiaceri ed immensa tristezza per le amicizie che non avrei più visto, ero felice. Finalmente la stessa cultura, lo stesso ambiente, identico modo di pensare! Niente più litigi, non dovevo più dare spiegazioni a nessuno, ma mi sbagliavo.

Ero una straniera per i miei stessi connazionali. Ero troppo diversa anche per loro e dopo due anni feci ritorno in Italia, questa volta come studentessa universitaria straniera.

Studio Chimica e Tecnologia Farmaceutica e sono all’ultimo anno della laurea magistrale a ciclo unico di 5 anni. Ho 23 anni e amo leggere, cucinare, discutere e spero, attraverso questa opportunità che mi è stata data per la prima volta, di conoscere diversi, e nuovi, punti di vista.

Straniera per l’occidente e straniera per l’oriente. Non sono italiana e non sono pakistana. Cosa sono?

Sicuramente una persona con crisi d’identità, direte voi, ma io mi chiedo se ci sia davvero bisogno di queste etichette e perché…

Irum Baig

 

Fonte: http://www.yallaitalia.it/2013/08/dal-pakistan-allitalia-casa-e-dove-sono-io/

100% italiana e 100 egiziana: semplicemente Saradi Sara Abd Alla

Sono nata in Italia… sono italiana… lo davo così per scontato che ho imparato ad apprezzarlo solo una volta che ho incontrato ragazzi che non sono potuti diventarlo.

Ho scoperto l’essere straniera negli occhi degli altri.
A tre anni non avevo presente il concetto di nazionalità. Ero solo una bimba che giocava con altri bambini. Qualche nonna mi guardava torvo e qualche mamma si sorprendeva nell’ascoltarmi parlare “così” bene l’italiano.
Sono diventata italiana all’età di tre anni. I miei genitori mi hanno cresciuta da italo-egiziana nella confusione e nella ricchezza che questa scelta comportava.
Parlavo arabo in casa ed italiano fuori. Guardavo cartoni animati doppiati in italiano ed in arabo. Amavo Gabibbo. Ballavo la danza del ventre. Bevo più tè che caffè, mangio più pasta che riso. Sono 100% italiana e 100% egiziana.
Sono conscia dell’impossibilità logica dell’affermazione ma la ribadisco: sono 100% italiana e 100% egiziana.
La nazionalità è un sentimento e come tutti i sentimenti non la si può definire con la matematica. Io sono Sara l’italo-egiziana. Mi sento italiana ed egiziana a prescindere dal luogo in cui mi trovo, ho creato un legame così profondo con queste due mie “madri-patrie” che me le porto ovunque nei ricordi che mi hanno lasciato e lasciano tuttora.
Purtroppo devo ammettere che non è stato facile: il rischio di diventare “Sara di nessun luogo” era altissimo perché l’altra faccia della medaglia è che non è semplice capire chi siano i tuoi connazionali.
Gli arabi ti vedono “contaminata” dalla cultura europea e gli europei affrontano alcune tue opinioni come se fossero di qualche secolo addietro. Entrambi percepiscono in te solo il diverso o meglio lo fanno pesare di più.
La differenza è quel particolare che risalta subito all’occhio per cui ho imparato che in alcuni contesti sarei stata più egiziana in Italia e più italiana in Egitto.
Sono stata fortunata perché sin da bimba ero “anche legalmente” italiana. Posso solo immaginare il dolore che si prova nell’essere ufficialmente “stranieri” in quello stato in cui o nasci o cresci.
L’italianità non è legata esclusivamente ad un documento ma è una ricchezza che molti giovani si portano dentro aspettandone un riconoscimento ufficiale.
Mi chiedo se nella “cittadinanza onoraria” siano le persone ad essere onorate della cerimonia o lo stato ad essere onorato dei nuovi cittadini?

Continia: http://www.yallaitalia.it

Seconda generazione

Intervista a Giulia,  la figlia più piccola del Ministro Kyenge, ci parla di”2g” seconda generazione, razzismo e ius soli.

Video tratto dal sito:  Yalla Italia

Serie web a puntate ambientata a Verona

Kunatu/Tempeste
Di Suranga Deshapriya Katugampala. Italia 2013, 15’

Kunatu è una serie web in cinque puntate ambientata a Verona che racconta la storia di Manoj, arrivato in Italia dallo Sri Lanka in cerca di lavoro. La storia, incentrata sulla vita quotidiana del protagonista alle prese con i problemi dell’integrazione e della diversità, è piena di colpi di scena e ha dei risvolti noir.

Il prossimo episodio di Kunatu, che in italiano significa tempeste, esce online il 20 luglio su kunatu.com.

 

Fonte Internazionale vedi Link: http://www.internazionale.it/video/sri-lanka/2013/07/15/kunatu/

Perù – Festa dei Popoli 2013

Perù – Festa dei popoli 2013
Palabrescia
26 maggio 2013 Brescia
Progetto: Brescia aperta e solidale

Camerun – Festa dei Popoli 2013

Camerun – Festa dei popoli 2013
Palabrescia
26 maggio 2013 Brescia
Progetto: Brescia aperta e solidale

 

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