Congo

Chi ruba i tesori del Congo

Oro, diamanti, rame, coltan, cobalto… Le miniere del Paese sono piene di metalli preziosi. Che scatenano un duplice saccheggio: il primo tra le multinazionali con l’appoggio del governo di Kinshasa, il secondo di frodo, ad opera di migliaia di persone, minatori e contrabbandieri. Ma a guadagnare in questa guerra allo sfruttamento è sempre e solo l’Occidente

di Jacopo Arbarello

La ricchezza di questa terra è una maledizione che da sempre attira i ladri di tutto il mondo. L’oro del Congo vola via dalle miniere in elicottero, passa la frontiera di soppiatto, su piccole barche lungo i fiumi, in camion clandestini, o nascosto nelle tasche dei contrabbandieri. Qualcuno se lo porta lontano e i congolesi vivono in povertà. Da sempre, fin dai tempi di Leopoldo II re del Belgio che ne fece un possedimento da sfruttare a titolo personale.

È un saccheggio silenzioso che va avanti da decenni e riguarda tutte le risorse naturali di cui il Paese è ricchissimo: cobalto, rame, uranio, oro e diamanti, ma anche cassiterite e coltan.

Quella del Congo è una delle più grandi frodi del mondo: “Un vero e proprio scandalo geologico”, lo definisce Eric Kajembe, direttore dell’Osservatorio per la governance e la pace di Bukavu, capitale del Sud Kivu, nell’estremo est del Paese, la zona più martoriata dal conflitto e tra le più ricche di minerali. Un duplice saccheggio, il primo ufficiale, ad opera delle multinazionali con l’appoggio del governo di Kinshasa, il secondo di frodo, ad opera di migliaia di persone, minatori e contrabbandieri. Una ricchezza immensa i cui beneficiari ultimi sono sempre gli stessi: noi occidentali, o meglio, la parte ricca della popolazione mondiale, che utilizza questi metalli preziosi ottenuti a basso costo per fare profitti altissimi. Nel frattempo il Congo resta una delle nazioni più povere e sottosviluppate del pianeta.

Nell’est del Paese, nel sud e nord Kivu, il fenomeno è alla sua massima espressione, perché sono ancora operative diverse bande armate, e perché ci sono i confini con Rwanda, Burundi e Uganda, destinazione della maggior parte dei minerali esportati illegalmente. “Questi Paesi hanno dati di export molto superiori alle reali risorse minerarie, grazie al contrabbando che aumenta di mese in mese”, spiega Kajembe.
In Kivu si estraggono soprattutto oro, cassiterite, da cui si ricava stagno, e coltan, da cui si estrae il tantalio che è una componente essenziale per la produzione delle nuove tecnologie, dai telefoni cellulari ai computer, dai videogiochi ai dvd: stando alle stime, il Congo possiederebbe tra il 64 e l’80 per cento delle riserve mondiali di coltan. Una fonte inesauribile di guadagno, se non fosse che questo viene tutto portato in Rwanda….

Fonte espresso

Continua: http://espresso.repubblica.it/internazionale/2012/01/02/news/chi-ruba-i-tesori-del-congo-1.38923

 

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