Addio al fondatore di Camper Emergenza

Se ne è andato Romano Damiani, quello di «Camper emergenza», uno che alle amarezze della vita, spesso crudeli, ha risposto spalancando le braccia all’altro, spezzando e condividendo il pane, lacerandosi le mani nel chiedere «elemosina» e comprensione per tanti sconosciuti, bisognosi e desiderosi soltanto di vivere almeno un altro giorno. Romano, appena sessantasettenne, coraggioso nell’affrontare il male crudele che l’aveva assalito, sereno nel guardare alle cose da fare domani, sempre disposto a rischiare se stesso e il suo futuro per trovare nuovi spazi e nuove provvidenze, è andato verso il Cielo, perché quella è la patria dei giusti, con la certezza di aver fatto fino in fondo il proprio dovere, con la serenità di chi sa che, lassù, qualcuno lo stava aspettando: certo il Dio buono e misericordioso, ma soprattutto l’adorato figlio Alberto, che «sorella morte» prese tra le sue braccia dopo il terribile incidente che lo coinvolse, quando aveva soltanto 18 anni e una vita tutta vivere e da sperimentare. FU ALLORA CHE Romano, con il sostegno illimitato della moglie Maria Rosa, pensò a qualcosa che «potesse trasformare la tragedia che aveva colpito la sua famiglia in risorsa e speranza per tanti sconosciuti». All’inizio «fu una borsina piena di panini», poi piena di quel che la Provvidenza inviava improvvisamente e senza limiti. Così prese forma, sostanza e costanza quel «Camper emergenza» che nella notte bresciana doveva e voleva, semplicemente, portare a tutti raggi di luce e squarci di speranza. Niente di speciale, soltanto una bustina di zucchero, un panino, un bicchiere di latte caldo, una bibita, parole dolci sussurrate con amore infinito, un maglione, una coperta, una tuta, la giacca a vento sdrucita ma ancora utile, un paio di pantaloni, qualche mela, due banane, una ciotola di minestra, una medicazione, la medicina per la tosse e il raffreddore, le vitamine per i bambini, tanti sorrisi, briciole di bontà da consumare insieme respirando a fatica nel freddo pungente o nel caldo asfissiante, una preghiera recitata in silenzio (guai a disturbare o a buttar lì qualcosa che sembri rosario o religione opposta alla loro), lo sconforto che assale quando non c’è più nulla da offrire. Questo è stato, è e rimarrà «Camper emergenza». Romano se ne è andato. Restano i tanti amici che grazie a lui hanno scoperto quanto è dolce e appagante donare, che con lui hanno sconvolto la coscienza dei «tiepidi» e costretto gli indifferenti a fare i conti con l’emergenza di persone colpevoli soltanto di essere povere, emarginate, disoccupate, sfruttate. RESTA LA STORIA di una persona speciale. Romano arrivò a Brescia da Cignano di Offlaga ancora ragazzo. Più avanti conobbe Maria Rosa, una ragazza cresciuta in un quartiere della periferia cittadina. Decisero di sposarsi e il loro amore fu coronato dalla nascita di Giovanni e Alberto. Era una famiglia serena fino a quando, un sabato sera, Alberto perse la vita in un tragico incidente stradale. Da allora, niente è stato come prima. Poi, improvvisa e forte, si fece largo la voglia di andare oltre la disperazione, di aiutare altri sconosciuti a vincere dolore e solitudine. Si misero al servizio degli ultimi, raccolsero cibo e vestiario da inviare ai poveri della Croazia, a quelli di San Pietroburgo, ovunque vi fosse un’emergenza da superare, fino a Brescia, nei luoghi in cui tanti giovani si disperavano e si lasciavano morire. Usando il risarcimento ricevuto dall’assicurazione per la morte di Alberto come una clava contro le ingiustizie, Romano e Maria Rosa hanno seminato il bene, il buono, l’utile: speranze e companatico, per rendere meno amara la vita di tanti fratelli. NEL 1997, CON l’aiuto di tanti amici, arrivò il primo camper da utilizzare tutte le sere: ristoro e assistenza alle persone di casa sulla strada. Ogni sera tanto da offrire, sorrisi (quelli delle amiche della parrocchia della Noce che materialmente preparano cibo e bevande da distribuire) da regalare, dolci parole con cui condire rabbia e paura, coperte per sconfiggere l’inverno, la certezza che domani il camper sarà ancora lì. Romano, l’amico dei «disperati più disperati» se ne è andato. Ma la sua storia e la storia di «Camper emergenza» continua. Riprenderanno presto le «domeniche dell’alternanza»: una con il pranzo dei poveri servito nel teatro Santa Maria Crocifissa Di Rosa insieme alle Ancelle della Carità, l’altra con la distribuzione, sempre dirimpetto alla casa madre delle Ancelle, di sacchetti riempiti di cibo e generi di prima necessità. E se l’aiuto domenicale deve arrivare a famiglie in cui ci sono bimbi piccoli, basterà farlo presente: la Provvidenza provvederà, almeno fino all’esaurimento delle scorte. «Non dobbiamo avere paura – diceva Romano ai suoi collaboratori e amici -: Infatti, quello che ci sembra impossibile, diventa possibile grazie al misterioso soffio di una signora bellissima: si chiama Provvidenza e non smette mai di stupire».

Luciano Costa

Fonte: http://www.bresciaoggi.it/

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