100% italiana e 100 egiziana: semplicemente Saradi Sara Abd Alla

Sono nata in Italia… sono italiana… lo davo così per scontato che ho imparato ad apprezzarlo solo una volta che ho incontrato ragazzi che non sono potuti diventarlo.

Ho scoperto l’essere straniera negli occhi degli altri.
A tre anni non avevo presente il concetto di nazionalità. Ero solo una bimba che giocava con altri bambini. Qualche nonna mi guardava torvo e qualche mamma si sorprendeva nell’ascoltarmi parlare “così” bene l’italiano.
Sono diventata italiana all’età di tre anni. I miei genitori mi hanno cresciuta da italo-egiziana nella confusione e nella ricchezza che questa scelta comportava.
Parlavo arabo in casa ed italiano fuori. Guardavo cartoni animati doppiati in italiano ed in arabo. Amavo Gabibbo. Ballavo la danza del ventre. Bevo più tè che caffè, mangio più pasta che riso. Sono 100% italiana e 100% egiziana.
Sono conscia dell’impossibilità logica dell’affermazione ma la ribadisco: sono 100% italiana e 100% egiziana.
La nazionalità è un sentimento e come tutti i sentimenti non la si può definire con la matematica. Io sono Sara l’italo-egiziana. Mi sento italiana ed egiziana a prescindere dal luogo in cui mi trovo, ho creato un legame così profondo con queste due mie “madri-patrie” che me le porto ovunque nei ricordi che mi hanno lasciato e lasciano tuttora.
Purtroppo devo ammettere che non è stato facile: il rischio di diventare “Sara di nessun luogo” era altissimo perché l’altra faccia della medaglia è che non è semplice capire chi siano i tuoi connazionali.
Gli arabi ti vedono “contaminata” dalla cultura europea e gli europei affrontano alcune tue opinioni come se fossero di qualche secolo addietro. Entrambi percepiscono in te solo il diverso o meglio lo fanno pesare di più.
La differenza è quel particolare che risalta subito all’occhio per cui ho imparato che in alcuni contesti sarei stata più egiziana in Italia e più italiana in Egitto.
Sono stata fortunata perché sin da bimba ero “anche legalmente” italiana. Posso solo immaginare il dolore che si prova nell’essere ufficialmente “stranieri” in quello stato in cui o nasci o cresci.
L’italianità non è legata esclusivamente ad un documento ma è una ricchezza che molti giovani si portano dentro aspettandone un riconoscimento ufficiale.
Mi chiedo se nella “cittadinanza onoraria” siano le persone ad essere onorate della cerimonia o lo stato ad essere onorato dei nuovi cittadini?

Continia: http://www.yallaitalia.it

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