URUGUAY

TASSA SULLA TERRA, È SCONTRO FRA SUPREMA CORTE E GOVERNO

La decisione della Suprema corte di giustizia dell’Uruguay “sarà accolta”, ma il governo del presidente José ‘Pepe’ Mujica non ha intenzione di arrendersi e punterà a una riforma della Costituzione: così l’esecutivo ha reagito al duro colpo infertogli dal massimo tribunale del paese, con cui da tempo è alle strette, che ha dichiarato incostituzionale un disegno di legge mirato a tassare in modo progressivo il possesso della terra per evitare concentrazioni della proprietà agricola.
Il massimo tribunale ha sentenziato che la cosiddetta Imposta sulla concentrazione di immobili rurali (Icir) viola in due articoli principi sanciti dalla Carta nazionale: è dunque inapplicabile una normativa che il governo aveva promosso come prioritaria nelle sue politiche per lo sviluppo. Approvata alla fine del 2011, l’Icir avrebbe tassato con somme variabili tra l’equivalente di 6 e 12 euro per ettaro i proprietari di lotti superiori ai 2000 ettari. L’obiettivo era raccogliere introiti annui per circa 45 milioni di euro da destinare alla manutenzione delle infrastrutture stradali rurali e dell’interno.
Secondo le stime più accreditate l’imposta avrebbe pesato su 1200 produttori agricoli – quelli che hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale – ovvero circa il 2,5% degli oltre 47.000 in attività nel piccolo paese sudamericano (3,3 milioni di abitanti) che insieme possiedono il 36% della superficie agricola nazionale.
“A quanto pare, la Costituzione si opporrebbe al fatto che debba pagare di più chi trae più benefici. Allora occorrerà effettuare delle modifiche costituzionali” ha replicato Mujica.
Il verdetto ha anche rinfocolato le tensioni preesistenti tra il governo e la Suprema corte che secondo fonti di stampa si appresterebbe a dichiarare incostituzionale anche la legge che ha impedito la prescrizione dei crimini commessi da militari e poliziotti durante la dittatura (1973-1985) – varata il 27 ottobre 2011 dal Congresso con i soli voti del Frente Amplio (al potere) – eliminando ‘de facto’ la controversa ‘Ley de Caducidad’ che impediva di rinviare a giudizio i responsabili.
Approvata nel 1986, la legge di amnistia aveva stabilito che spettasse al potere esecutivo autorizzare o meno i processi per i crimini commessi durante il regime. Il risultato fu che per 20 anni, i governi di destra respinsero tutte le richieste fino alla svolta giunta nel 2005 con l’arrivo al potere del ‘Frente Amplio’ del presidente Tabaré Vázquez che portò ai primi processi.
Venerdì scorso, difensori dei diritti umani sono arrivati ad occupare per alcune ore la sede del tribunale dopo l’annuncio dell’ordine di trasferimento dalla giustizia penale a quella civile della giudice Mariana Mota, esponente di spicco della lotta contro l’impunità del regime di cui curava decine di incartamenti, nonché decisiva per la condanna a 30 anni di carcere comminata nel febbraio 2010 all’ex dittatore Juan María Bordaberry.

[Notizia presa da FB pagina Misna]

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