CORNO D’AFRICA, SFIDE PER IL FUTURO

MISNA

CORNO D’AFRICA, SFIDE PER IL FUTURO (Intervista a Matteo Guglielmo)

“Oggi, a 12 anni dall’attacco alle torri gemelle il Corno d’Africa è ancora al centro della ‘guerra al terrore’ avviata dagli Stati Uniti. Il conflitto è assurto – già prima dell’avvento di Al Qaida sulla scena internazionale – a tratto distintivo di questa zona d’Africa che in virtù della sua posizione strategica è da sempre al centro degli equilibri della geopolitica mondiale”: a descrivere alla MISNA dinamiche e trasformazioni di una regione preda di costante instabilità è Matteo Guglielmo, ricercatore del Università Orientale di Napoli e autore del recente saggio ‘Il Corno d’Africa, Eritrea, Etiopia, Somalia’ edito da Il Mulino.

Perché adottare il tema del conflitto come comune denominatore attraverso cui ripercorrere la storia del Corno d’Africa?

Perché si tratta di un tema costante che caratterizza sia il passato che il presente di un’area molto composita, la cui peculiare posizione geografica – crocevia tra Africa e Medio Oriente – la pone al centro di interessi globali, dalla lotta al terrorismo al contrasto della pirateria. Per convenzione, il Corno è spesso identificato come l’insieme dei paesi membri dell’Igad (Autorità intergovernativa per lo sviluppo) che comprende Etiopia, Eritrea, Somalia, Gibuti, Uganda, Kenya, Sudan e Sud Sudan. Tutti, sono stati protagonisti di alleanze intra ed extra-regionali che, dal dopoguerra in poi, hanno costituito un groviglio di relazioni alla base di sempre nuove instabilità.

Parlando di conflitto e Corno d’Africa, la mente corre subito alla Somalia…

Il conflitto somalo è stato fino ad oggi il perno attorno al quale sono ruotati i traballanti equilibri della regione. Mogadiscio è direttamente esposta a tutte le tendenze politiche, sociali ed economiche globali. Sarà interessante osservare come, il processo di pacificazione in atto influenzerà la situazione tutt’intorno.

Come valuta il difficile percorso del paese verso la pace?

Anche per esperienza personale, posso dire che alla Somalia, allo stato attuale, mancano strutture e istituzioni forti e questo, al di là della buona volontà dei somali, è l’ostacolo a mio avviso più grande che il paese si trova ad affrontare. Senza un governo stabile e radicato sul territorio ogni tentativo di lasciarsi la guerra civile alle spalle è destinato a fallire. A questo si aggiunge la mancanza di coordinamento tra i donatori che spesso si traduce in un sostegno disarticolato, che rallenta i meccanismi di formazione di quelle reltà tanto necessarie, come esercito e forze di polizia.

Come guarda il Corno d’Africa alla comunità internazionale?

Come ad un attore troppo spesso privo di interesse e coraggio. In fondo, ad imprimere una svolta sullo scenario somalo è stata l’entrata prepotente di nuovi interlocutori. Penso ai paesi arabi del Golfo e alla Turchia che ha svolto un ruolo di primo piano in Somalia negli ultimi due anni. In particolare, quello che i somali hanno apprezzato dell’approccio turco è stata non tanto la quantità dei loro aiuti, ma l’efficacia e la loro presenza fisica sul territorio.

Quanto all’Italia, ex potenza coloniale e storicamente legata a questa regione dell’Africa Orientale?

Molte cose si stanno trasformando nel Corno d’Africa e ad una velocità di cui noi non ci rendiamo conto. L’Etiopia è rimasta orfana del suo padre-padrone, Meles Zenawi, all’improvviso. Segnali di insofferenza per il pugno di ferro di Isaias Afewerki cominciano a delinearsi in Eritrea. Gibuti, Uganda e Sudan sono alle prese con difficili congiunture economiche e guardano con timore agli echi delle primavere arabe che hanno travolto i governanti a nord del Sahara. Il Kenya è alla vigilia di elezioni cruciali. Perdere di vista tutto questo, da parte del futuro governo italiano, sarebbe un errore di valutazione imperdonabile.

Preso da  Misna

Annunci

Tag:, ,

About brescia aperta e solidale

Il progetto è rivolto all'intera cittadinanza del Comune di Brescia, per coinvolgere le associazioni di immigrati e le diverse realtà che operano sul territorio (parrocchie, gruppi, etc.) nell'ambito dell'accoglienza dei migranti e del dialogo tra culture.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: