Sudan, liberi i primi prigionieri politici

prigioneIl governo sudanese vara un’amnistia per tutti i detenuti politici e invita le opposizioni a partecipare alla stesura della Costituzione.

di Rita Plantera

Cape Town, 3 aprile 2013, Nena News – Dopo gli accordi siglati il mese scorso per la creazione di una zona cuscinetto demilitarizzata e la ripresa dei flussi petroliferi, continuano i segnali di disgelo verso il Sud Sudan e di distensione verso i partiti di opposizione da parte del regime sudanese. All’alba di ieri mattina, sette prigionieri politici hanno lasciato il carcere di Kober a Khartoum dove erano rinchiusi da gennaio perché accusati di avere avuto contatti con gruppi di ribelli sudanesi in Uganda intenti a rovesciare Omar Hassan al-Bashir.

“Annuncio oggi la mia decisione di rilasciare tutti i prigionieri politici e rinnovo anche l’impegno a creare un clima di dialogo nazionale con le altre forze politiche”, aveva annunciato al Parlamento lunedì il presidente del Sudan. L’amnistia arriva dopo che la settimana scorsa, durante una conferenza stampa, il vice presidente Ali Osman Taha aveva invitato oltre a tutte le forze politiche e di opposizione anche i due leader dei gruppi ribelli attivi al confine con il Sud Sudan, Malik Agar e Abdelaziz al-Hilu, a partecipare ai lavori per la redazione di una nuova Costituzione.

“Agar e al-Hilu hanno il diritto, come ogni altro cittadino sudanese a partecipare alla preparazione della nuova Costituzione”, aveva detto Taha aggiungendo che il dialogo con i ribelli del Sudan People’s Liberation Movement-North (SPLM-North) avrebbe lo scopo di completare le “consultazioni popolari” in un processo atto a definire le relazioni tra i due Stati di confine del Sud Kordofan e del Blue Nile e il governo di Khartoum.

Farouk Abu Issa, a capo del National Consensus Forces, il raggruppamento dei principali partiti di opposizione – deboli e frammentati e quindi incapaci di mobilitare le masse nel tentativo di abbracciare le proteste della “primavera araba” – ha chiesto la liberazione di tutti gli altri detenuti politici e altri gesti di distensione come il ritiro del divieto contro i giornali banditi perché critici nei confronti del governo.

A febbraio, un esperto dell’ONU per i diritti umani in visita nel Paese aveva denunciato la detenzione senza processo di prigionieri, tra cui anche esponenti dell’opposizione, a cui peraltro venivano negate anche cure mediche urgenti. Ma ancora prima, associazioni per i diritti umani avevano accusato le autorità al governo di aver rinchiuso in cella un numero imprecisato di “dissidenti” a seguito del giro di vite dei servizi di sicurezza contro le proteste, insignificanti, per le misure di austerità varate dal regime.

A partire dalla secessione del Sud Sudan nel luglio del 2011, nell’ambito di un accordo di pace che pose fine a decenni di guerra civile, le relazioni tra i due Paesi sono rimaste ostili, con il Sudan che accusa il governo di Juba di sostenere i ribelli del Sudan People’s Liberation Movement-North (SPLM-North) e il Sud Sudan che accusa Bashir di aver inviato milizie nella regione contesa di Abyei resesi responsabili di azioni contro i civili e di saccheggi.

Le tensioni scatenate anche da contenziosi sui confini e sui diritti di transito per il trasporto del greggio ha portato, nel gennaio 2012, all’interruzione della produzione dei flussi petroliferi con conseguenze disastrose che hanno gravato sulle economie di entrambi gli Stati.

Intanto c’è attesa per la visita di Bashir a Juba su invito del presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, secondo quanto riferito dal portavoce del presidente sudanese, Imad Said. L’incontro, il primo dopo la secessione, dovrebbe tenersi nei prossimi giorni. Nena News

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