Il test d’esame

Al via a Firenze e Asti i primi test d’italiano per il permesso di soggiorno

Il 16 gennaio i primi 16 candidati immigrati (su 20 iscritti) hanno affrontato in poco più di due ore a Firenze il test di conoscenza della lingua italiana per il rilascio del permesso di soggiorno Ce di lungo periodo. E il 17 ad Asti si sono presentati dieci stranieri, in maggioranza nord africani e tutti con in mano un’occupazione.

Il test, messo a punto a cura degli uffici scolastici provinciali, in base alle indicazioni del ministero degli Interni, prevede una prova di ascolto (circa 25 minuti di durata), una prova di lettura e comprensione (circa 25 minuti) e una prova di produzione (10 minuti).

In totale sei esercizi.

A Firenze l’esame è cominciato con l’ascolto di un testo registrato di brevi dialoghi, a esempio:
«Buongiorno, senta ho un forte mal di gola, che cosa posso prendere?», «Ha anche la febbre?». «No, credo di no». «Provi queste pastiglie alla menta e miele».

Ai candidati era richiesto di scegliere tra tre opzioni indicative di un luogo dove il dialogo avrebbe potuto svolgersi:
1) In una farmacia; 2) In un ospedale; 3) In un distretto sanitario.

La seconda prova di ascolto era un messaggio lasciato su una segreteria telefonica:
«Ciao Giulia, sono Vanda. Come va? Ho saputo che sei a letto con la febbre! Hai chiamato il medico? Finisco il lavoro alle sei, posso venire a trovarti. Hai bisogno di niente? Ti porto qualcosa da mangiare?! Lasciami un messaggio al cellulare. Ciao».
Cinque le opzioni tra cui scegliere per descrivere il contenuto del messaggio.

Per la prova di lettura, erano proposti un testo, intitolato «Tutti in palestra» con quesiti e risposte aperte, e 5 brevi frasi da abbinare alle relative vignette descrittive.

Per concludere, si richiedeva di scrivere una richiesta alla prefettura per avere informazioni sui documenti da presentare per ottenere la cittadinanza.

Info da
www.ilsole24ore.com
firenze.repubblica.it

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Il progetto è rivolto all'intera cittadinanza del Comune di Brescia, per coinvolgere le associazioni di immigrati e le diverse realtà che operano sul territorio (parrocchie, gruppi, etc.) nell'ambito dell'accoglienza dei migranti e del dialogo tra culture.

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